Giulia Massolino (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)

Linguaggio di genere: ancora un NO dalla destra in FVG

Abbiamo presentato una mozione sul linguaggio di genere in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

La destra ha voluto bocciarla, con le peggiori motivazioni intrise di luoghi comuni e benaltrismo.

Qui sotto il video del mio intervento e la mia replica, insieme a un highlight dei peggiori interventi. A questo link il comunicato stampa, e in calce il mio discorso di presentazione.

Signor Presidente, gentili Colleghe e Colleghi,

Oggi portiamo all’attenzione di quest’Aula un tema molto importante e sentito, sul quale  è già capitato di confrontarci: l’uso del linguaggio come strumento di accoglienza e di abbattimento degli stereotipi di genere.

Il linguista Norman Fairclough ci ha insegnato che il linguaggio non è mai neutrale, ma riflette e riproduce le strutture di potere della società in cui viviamo.

Da sempre, la nostra lingua è stata costruita intorno a una prospettiva androcentrica, dando centralità al genere maschile e subordinando quello femminile. Questo modello ha un impatto concreto sulla percezione della realtà, sulla visibilità delle donne e sul riconoscimento della loro presenza nelle istituzioni e nella vita pubblica.

L’uso del maschile sovraesteso non è un caso, ma il risultato di una storia linguistica che oggi siamo chiamati a superare. La lingua evolve costantemente all’evolversi di una società, e con essa dobbiamo evolvere anche noi, adottando pratiche che garantiscano una comunicazione rispettosa e realmente rappresentativa di tutte e tutti, perché, come titolava l’importante convegno sulla comunicazione tenutosi qualche settimana fa a Trieste, Parole Ostili, Le parole danno forma al futuro

Possiamo comprendere che sia un percorso non semplice, ma nemmeno semplice è vivere con gli stereotipi in senso generale e per noi donne con quelli di genere. La resistenza al cambiamento è normale, umana. Ma altrettanto umano è cercare di migliorare la società, passo passo, e a volte è un percorso lungo e faticoso. 

Ma non siamo soli in questo percorso. La stessa Accademia della Crusca, in numerosi documenti, ha riconosciuto la necessità di adottare un linguaggio di genere equo. Già nel 1987, il lavoro pionieristico di Alma Sabatini ha aperto la strada a una riflessione consapevole sul sessismo nella lingua italiana. Cito di nuovo la Crusca che afferma: “Secondo chi sostiene questi principi, l’operazione non solo sana un’ingiustizia storica e ripulisce la lingua dai residui patriarcali di cui sarebbe ancora incrostata, ma ha anche una finalità educativa rispetto alla popolazione presente e futura, perché la lingua condizionerebbe la percezione della realtà, cioè il modo con cui le persone colgono e interpretano il mondo”. Da allora, molte istituzioni, nazionali e internazionali, hanno adottato linee guida per un linguaggio inclusivo, comprese le amministrazioni pubbliche italiane. La Direttiva europea 2006/54/CE e la Direttiva italiana del 2007 sulle pari opportunità nelle amministrazioni pubbliche hanno sancito chiaramente la necessità di utilizzare un linguaggio non discriminatorio. Anche la nostra Regione deve fare la sua parte.

La mozione che presentiamo oggi impegna la Giunta regionale ad adottare un prontuario per la comunicazione inclusiva, redatto in collaborazione con la Commissione Regionale Pari Opportunità, da distribuire a tutti gli organi e dipendenti regionali. Chiediamo che nei documenti ufficiali si presti attenzione al linguaggio di genere, preferendo l’uso di termini neutri come “persona” o “persone” e adottando la declinazione femminile insieme a quella maschile laddove necessario. Proponiamo inoltre di adeguare le comunicazioni esterne, compresi i siti istituzionali, e di garantire l’uso di un linguaggio rispettoso anche nell’Aula consiliare e nelle attività istituzionali. Infine, chiediamo l’organizzazione di corsi di formazione specifici per il personale regionale, per garantire una maggiore consapevolezza e un’applicazione coerente del linguaggio inclusivo.

Le linee guida sono solo una tappa di un percorso, un’occasione per chiarire alcuni aspetti della comunicazione, e in alcuni casi anche semplificare il lavoro degli Uffici, che comprensibilmente possono trovarsi di fronte a indecisioni sulla formula da adottare. e i risultati li vediamo di continuo: il mese scorso il modulo per la presentazione delle candidature della commissione pari opportunità riportava solamente “il consigliere”, modulo che poi è stato cambiato su nostra richiesta, così come il modulo di sostegno alla petizione odierna sui consultori familiari. Anche l’articolo di stamattina sulla stampa locale in merito alla nomina della commissione regionale pari opportunità parlava de I commissarI, al maschile. 

Non si tratta di un capriccio o di una battaglia simbolica, ma di una scelta concreta per rendere la nostra Regione più equa, moderna e rispettosa di tutte le persone che la abitano. La lingua non è solo un mezzo di comunicazione: è un potente strumento di cambiamento sociale.

Confido nel sostegno di quest’Aula a questa mozione e vi invito a votare a favore per dare un segnale forte e chiaro: il Friuli Venezia Giulia è una Regione che crede nella parità e nella dignità di tutte e tutti. E concludo citando ancora Vera Gheno: la linguista in un recente intervento ha sottolineato che la prima reazione umana, istintiva e “semplice”, è quella di reagire alla diversità in modo ostile. Accogliere la diversità richiede uno sforzo cerebrale in più, ma è questo che ci rende la specie che siamo. Lei lo ha paragonato a fare le scale anziché prendere un “ascensore liguistico”. E allora io invito tutte e tutti a evitare l’ascensore linguistico e consentire che in questa regione le parole inizino a costruire relazioni generatrici anziché conflittuali, per costruire solide alleanze tra generi verso un futuro più giusto.

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