Giulia Massolino (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)

Linguaggio di genere: ancora un NO dalla destra in FVG

Abbiamo presentato una mozione sul linguaggio di genere in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

La destra ha voluto bocciarla, con le peggiori motivazioni intrise di luoghi comuni e benaltrismo.

Qui sotto il video del mio intervento e la mia replica, insieme a un highlight dei peggiori interventi. A questo link il comunicato stampa, e in calce il mio discorso di presentazione.

Signor Presidente, gentili Colleghe e Colleghi,

Oggi portiamo all’attenzione di quest’Aula un tema molto importante e sentito, sul quale  è già capitato di confrontarci: l’uso del linguaggio come strumento di accoglienza e di abbattimento degli stereotipi di genere.

Il linguista Norman Fairclough ci ha insegnato che il linguaggio non è mai neutrale, ma riflette e riproduce le strutture di potere della società in cui viviamo.

Da sempre, la nostra lingua è stata costruita intorno a una prospettiva androcentrica, dando centralità al genere maschile e subordinando quello femminile. Questo modello ha un impatto concreto sulla percezione della realtà, sulla visibilità delle donne e sul riconoscimento della loro presenza nelle istituzioni e nella vita pubblica.

L’uso del maschile sovraesteso non è un caso, ma il risultato di una storia linguistica che oggi siamo chiamati a superare. La lingua evolve costantemente all’evolversi di una società, e con essa dobbiamo evolvere anche noi, adottando pratiche che garantiscano una comunicazione rispettosa e realmente rappresentativa di tutte e tutti, perché, come titolava l’importante convegno sulla comunicazione tenutosi qualche settimana fa a Trieste, Parole Ostili, Le parole danno forma al futuro

Possiamo comprendere che sia un percorso non semplice, ma nemmeno semplice è vivere con gli stereotipi in senso generale e per noi donne con quelli di genere. La resistenza al cambiamento è normale, umana. Ma altrettanto umano è cercare di migliorare la società, passo passo, e a volte è un percorso lungo e faticoso. 

Ma non siamo soli in questo percorso. La stessa Accademia della Crusca, in numerosi documenti, ha riconosciuto la necessità di adottare un linguaggio di genere equo. Già nel 1987, il lavoro pionieristico di Alma Sabatini ha aperto la strada a una riflessione consapevole sul sessismo nella lingua italiana. Cito di nuovo la Crusca che afferma: “Secondo chi sostiene questi principi, l’operazione non solo sana un’ingiustizia storica e ripulisce la lingua dai residui patriarcali di cui sarebbe ancora incrostata, ma ha anche una finalità educativa rispetto alla popolazione presente e futura, perché la lingua condizionerebbe la percezione della realtà, cioè il modo con cui le persone colgono e interpretano il mondo”. Da allora, molte istituzioni, nazionali e internazionali, hanno adottato linee guida per un linguaggio inclusivo, comprese le amministrazioni pubbliche italiane. La Direttiva europea 2006/54/CE e la Direttiva italiana del 2007 sulle pari opportunità nelle amministrazioni pubbliche hanno sancito chiaramente la necessità di utilizzare un linguaggio non discriminatorio. Anche la nostra Regione deve fare la sua parte.

La mozione che presentiamo oggi impegna la Giunta regionale ad adottare un prontuario per la comunicazione inclusiva, redatto in collaborazione con la Commissione Regionale Pari Opportunità, da distribuire a tutti gli organi e dipendenti regionali. Chiediamo che nei documenti ufficiali si presti attenzione al linguaggio di genere, preferendo l’uso di termini neutri come “persona” o “persone” e adottando la declinazione femminile insieme a quella maschile laddove necessario. Proponiamo inoltre di adeguare le comunicazioni esterne, compresi i siti istituzionali, e di garantire l’uso di un linguaggio rispettoso anche nell’Aula consiliare e nelle attività istituzionali. Infine, chiediamo l’organizzazione di corsi di formazione specifici per il personale regionale, per garantire una maggiore consapevolezza e un’applicazione coerente del linguaggio inclusivo.

Le linee guida sono solo una tappa di un percorso, un’occasione per chiarire alcuni aspetti della comunicazione, e in alcuni casi anche semplificare il lavoro degli Uffici, che comprensibilmente possono trovarsi di fronte a indecisioni sulla formula da adottare. e i risultati li vediamo di continuo: il mese scorso il modulo per la presentazione delle candidature della commissione pari opportunità riportava solamente “il consigliere”, modulo che poi è stato cambiato su nostra richiesta, così come il modulo di sostegno alla petizione odierna sui consultori familiari. Anche l’articolo di stamattina sulla stampa locale in merito alla nomina della commissione regionale pari opportunità parlava de I commissarI, al maschile. 

Non si tratta di un capriccio o di una battaglia simbolica, ma di una scelta concreta per rendere la nostra Regione più equa, moderna e rispettosa di tutte le persone che la abitano. La lingua non è solo un mezzo di comunicazione: è un potente strumento di cambiamento sociale.

Confido nel sostegno di quest’Aula a questa mozione e vi invito a votare a favore per dare un segnale forte e chiaro: il Friuli Venezia Giulia è una Regione che crede nella parità e nella dignità di tutte e tutti. E concludo citando ancora Vera Gheno: la linguista in un recente intervento ha sottolineato che la prima reazione umana, istintiva e “semplice”, è quella di reagire alla diversità in modo ostile. Accogliere la diversità richiede uno sforzo cerebrale in più, ma è questo che ci rende la specie che siamo. Lei lo ha paragonato a fare le scale anziché prendere un “ascensore liguistico”. E allora io invito tutte e tutti a evitare l’ascensore linguistico e consentire che in questa regione le parole inizino a costruire relazioni generatrici anziché conflittuali, per costruire solide alleanze tra generi verso un futuro più giusto.

Giulia Massolino (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)

La Regione FVG boccia Città 30: un’occasione persa

Nessuna sorpresa dall’aula del Consiglio FVG. Come al solito, la maggioranza schiaccia su NO senza neanche uno straccio di discussione. Ieri anche mia la mozione su Città 30 è finita nel tritacarne ideologico della destra, che ha inutilmente politicizzato un tema così delicato e importante per la vita delle persone. Io ho citato dati, loro non hanno portato uno straccio di fatto contrario – anche perché non esiste.

Questo il mio discorso in aula. Buona lettura/ascolto!

Gentile Presidente, gentili colleghe e colleghi

Inizio questo intervento ponendovi una domanda. Quale sarebbe un numero accettabile di persone morte in scontri stradali nella nostra regione? In una pubblicità molto efficace questa domanda veniva posta a un uomo intervistato, e questo rispondeva, mah, credo 70. A quel punto, nella pubblicità, arrivavano davanti a lui 70 persone, tra cui la sua famiglia. Allora gli ponevano nuovamente la domanda: quale sarebbe un numero accettabile di morti in incidenti stradali? Questa volta, rispondeva zero. Il numero accettabile di morti in strada è ZERO.

Ci siamo abituati come società a ritenere le morti sulla strada come qualcosa di inevitabile, di congenito, tanto che appunto li chiamiamo incidenti. Siamo altrettanto abituate a parlare di numeri, come se dietro ciascuno di quei numeri non ci siano storie di sofferenza, vite distrutte, famiglie devastate. 

Nel proseguo dell’illustrazione di questa mozione parlerò molto di numeri. E questo perché ho una formazione scientifica, e credo fermamente che tutte le decisioni vadano prese basandosi sui dati. Ma vi chiedo uno sforzo di immaginazione per renderci conto, tutte e tutti, di quale sia il significato che quei numeri hanno per la nostra società, della storia che raccontano. 

I dati istat sull’incidentalità in Italia e in Regione ci mettono di fronte a un quadro che dovremmo ritenere intollerabile. Nel primo semestre 2024 le vittime sulle strade urbane in Italia sono aumentate del 7.9%, bilanciate solo, rileva il presidente dell’istat, da “norme introdotte da Comuni che hanno invece ridotto la mortalita”. Nel 2023 in FVG è aumentata, anziché calare, la percentuale di persone a piedi uccise, passando dal 10,7% al 14,3%, oltre la metà delle quali nelle fasce più vulnerabili, bambine e bambini, giovani, persone anziane, con un’incidenza più alta della media italiana, e molti dei casi sono avvenuti sulle strisce pedonali. Anche l’indice di lesività, cioè il numero di persone ferite ogni 100 incidenti, è aumentato di 4 punti percentuali. Solo nel 2023 nella nostra regione si sono verificati 3187 incidenti, con 56 persone decedute e 4122 ferite. La strada è la prima causa di morte per le e i giovani under 30. Anche volendo adottare un parametro più cinico, il costo dell’incidentalità stradale per il solo FVG e per il solo 2023, è stimato in oltre 327 milioni di euro, 274 euro pro capite. L’incidentalità risulta particolarmente elevata nei comuni sopra i 10.000 abitanti, in primis a Trieste, Udine e Pordenone. Il 70% degli scontri si è verificato su strade urbane, dato in linea con il resto d’Italia, con 33 persone morte e 1758 ferite. 

Particolarmente interessante è stato un passaggio del capo della Polstrada che abbiamo letto sulla stampa lo scorso autunno, quando questi dati sono stati diffusi, come ogni anno nella giornata dedicata alle vittime della strada. Nell’intervista affermava che le multe, salate, “sicuramente aiutano ma evidentemente non sono sufficienti”. 

E invece il ddl Salvini, comunemente chiamato sulla stampa “nuovo codice della strada”, divenuto legge lo scorso autunno, inasprisce soprattutto le pene per guida sotto gli effetti di alcol e droga. Casi che fanno notizia, ma rari, che concentrano l’attenzione su una causa secondaria per distoglierla da quella primaria: la velocità. I dati ISTAT ci dicono che solo l’8,5% e il 3,2% degli incidenti rilevati da Carabinieri e Polizia Stradale nel complesso è correlato ad alcol o droga rispettivamente, e ne è un esempio chiarissimo l’ultimo omicidio stradale eclatante, in cui è stata uccisa la 19 enne promessa del ciclismo Sara Piffer. Cito un articolo recentemente uscito in merito: “Non era drogato, non era ubriaco, non guardava il cellulare, non era un ragazzino inesperto: era un normale, normalissimo automobilista, come tanti di noi. Così ‘normale’ da ritenere che sia diritto naturale di ogni automobilista poter raggiungere sempre la velocità che vuole tenere e accettare il rischio di compiere azioni azzardate, come è stato il sorpasso che ha ucciso Sara. Da una parte c’è la soddisfazione della smania di non stare dietro a un’automobile più lenta (ma non quella di arrivare una manciata di secondi prima, dato che al semaforo successivo si sarebbe dovuto fermare); dall’altra parte, invece, non c’è più Sara. Le parole più giuste e più chiare le ha dette Francesco Mosèr, ex campione del mondo di ciclismo: “Bisogna andare piano, sempre”. E questo per una sola, semplice, umanissima ragione: non uccidere”.

In base ai dati ufficiali ISTAT, la distrazione alla guida è la prima causa di incidenti stradali, considerando qualsiasi tipologia di strada e di incidente, ma la velocità è la terza causa degli incidenti stradali nelle città, un dato molto alto essendo su circa 15 circostanze individuate a livello statistico; soprattutto, è la prima causa in assoluto degli incidenti più gravi, quelli con esito mortale, sulle strade urbane. Secondo gli studi dell’OMS, la velocità provoca almeno un terzo degli incidenti stradali ed è un fattore aggravante in quasi tutti gli incidenti, anche se dovuti ad altre cause.

Riducendo la velocità si riduce sia la probabilità di collisione che la gravità della collisione, e dietro queste affermazioni ci sono dei principi fisici incontrovertibili, oltre che piuttosto intuitivi. A 30km/h una persona a piedi investita subisce un impatto simile a quello che soffrirebbe al cadere dal primo piano di un palazzo, a 50 km/h è come cadere dal terzo piano e a 70 km/h è come cadere dal sesto piano. Una persona a piedi colpita a 30 km/h ha il 90/95% di possibilità di sopravvivere all’urto, mentre se viene colpita a 50 km/h ne ha solo il 10/15%. 

Ma al di là della teoria, ci sono moltissimi esempi reali, analizzati in studi scientifici, che dimostrano che la riduzione della velocità ha effetti straordinari, pressoché immediati e pressoché a costo zero, che portano benefici in termini di benessere, salute, ambiente e perfino economici. 

I dati diffusi da Bologna solamente nel primo anno di introduzione di questa misura sono incredibilmente positivi, ma non sarebbe nulla di cui stupirsi, considerando che sono perfettamente in linea con quelli di tutte le altre città che hanno adottato questa misura:

  • -49% di persone decedute
  • 0 persone a piedi uccise (prima volta dal 1991), -16% investite
  • -13% incidenti
  • -31%incidenti gravi
  • -11% persone ferite
  • -29% inquinamento

A fronte di questi giganteschi benefici per tutte, i tempi di percorrenza non sono stati così tanto più lunghi. Anche su questo ci sono dati molto interessanti nel Traffic Index di Tom Tom del 2024 che hanno dimostrato che, come previsto dall’analisi costi-benefici del piano città 30, l’aumento medio dei tempi di percorrenza è stato nell’ordine di qualche decina di secondi. 

Ma al di là di tutti i numeri riguardanti la sicurezza, la città 30 significa anche democratizzare la strada, mettendo al centro degli spazi pubblici le persone e non le automobili. Significa città più vivibili, gradevoli, silenziose, pulite. E l’assessora Amirante pare pernsarlo allo stesso modo, considerando le dichiarazioni nell’incontro sulla gestione del territorio, in cui affermava che per rispondere al decremento demografico bisogna pianificare un territorio più verde, più sicuro, più a misura di persona. 

Ed è per questo, infatti, che la misura di Città 30 piace. Un sondaggio di Youtrend di un paio di anni fa aveva trovato il 51% degli italiani favorevole. Ed è di qualche giorno fa la notizia che non sono state raggiunte le firme minime (9000) per il referendum abrogativo alla città 30 a Bologna: il comitato contrario è riuscito a raccoglierne solo 3500. 

Per questo, nell’impegnativa della mozione chiedo da un lato di sostenere la proposta di legge nazionale sulla città 30, e dall’altro di porre in essere tutte le azioni che come regione possiamo attuare nella direzione della riduzione strutturale della velocità sulle strade urbane, inclusa l’attivazione di un tavolo sulla sicurezza stradale, come richiesto da FIAB.  

Per quanto riguarda la prima impegnativa, specifico che al momento in cui avevo depositato questa mozione, si trattava appunto di un ddl, a cui chiedevo alla Regione di esprimere contrarietà. Una contrarietà espressa da tantissime persone in Italia: le associazioni delle vittime della strada e quelle ambientaliste lo hanno definito il Codice della Strage, e si erano fortemente impegnate a proporre delle proposte migliorative che però non sono state considerate. Uno degli aspetti più negativi del provvedimento è che l’eccesso di velocità viene sostanzialmente inteso come un diritto da difendere, per cui si rende ancor più complicato utilizzare gli autovelox. Lo stesso presidente dell’Associazione amici della polizia stradale ha sostenuto che “si alimenta la criminalizzazione dei misuratori di velocità, e i pericoli della velocità vengono sottostimati mentre si sopravvalutano le capacità di guida, in un quadro di conclamata carenza di organico dei corpi di polizia”. 

Ecco, essendo il ddl Salvini diventato ora legge, ho proposto un emendamento relativamente a quel punto dell’impegnativa, senza stralciarlo poiché comunque seguiranno i regolamenti e soprattutto le nuove norme delegate. Per altro, la legge, oltre a introdurre direttamente novità già vigenti, delega il governo a fare modifiche ulteriori senza più dover passare dalle aule parlamentari. E qui arriva un altro punto delicato di questo provvedimento. Cito Gandolfi, architetto esperto in mobilità e progettazione urbana ed ex parlamentare: “Su materie molto tecniche l’uso della legge delega è comune, ma stona che questa sia proposta dal governo, che in pratica auto-delega costringendo il Parlamento a un ruolo di passacarte. Tanto più che il Senato è stato costretto ad approvare l’atto a scatola chiusa, con una gravissima esautorazione del ruolo legislativo e della rappresentanza democratica”. C’è anche un forte problema legato alle autonomie dei Comuni, tema ovviamente a noi caro, perché è previsto il riassetto della ripartizione delle competenze tra gli enti anche con riguardo alla previsione di limiti alla circolazione: crediamo fermamente che il limite di velocità di una strada del nostro territorio non possa e non debba essere deciso da Roma. 

C’è ancora molto, dunque, su cui andare a incidere. Mi appello alle colleghe e colleghi di quest’aula perché valutiate questa mozione in coscienza, senza ideologie (ricordo che la prima città ad aver introdotto la città 30 in Italia è Olbia, a guida centrodestra, la cui amministrazione difende strenuamente tale scelta), in modo che la nostra Regione sappia far sentire la propria voce nelle interlocuzioni con il Governo, per salvare le vite delle persone che la abitano.

Giulia Massolino (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)

Bilancio 2024

Gentili colleghe, gentili colleghi,

Qualche giorno fa, al convegno sul turismo sostenibile, a cui hanno partecipato anche componenti della Giunta e di questo Consiglio, Luca Mercalli ha affermato, senza mezzi termini, che la crisi ambientale è LA crisi del nostro tempo, perché da essa derivano tutte le altre. Ed è notizia di ieri che il 2024 ha segnato il superamento della soglia degli 1,5°C, un traguardo che ci auguravamo di non raggiungere. Le conseguenze sono sotto i nostri occhi: eventi climatici estremi, devastazioni e un futuro in cui questi fenomeni saranno sempre più frequenti e distruttivi.

Di fronte a tali evidenze, il negazionismo climatico si manifesta in nuove forme, meno esplicite ma altrettanto dannose. Non possiamo, invece, permetterci esitazioni: è il momento di prendere atto della realtà e assumere la responsabilità di scelte coraggiose. Le soluzioni tecniche esistono e, come dimostra la manovra odierna, i fondi non mancano. La giustizia ambientale e sociale deve guidare ogni nostra azione, politica e personale. Non è questione di essere ecoscemi – come l’Assessore all’Ambiente ama definire gli ambientalisti – ma di visione, coraggio e responsabilità verso le generazioni future. E non è neanche un tema da radical chic, perché troppo spesso vediamo come la transizione sia una questione di vita o di morte, e lo diciamo oggi, giornata in cui l’Italia piange le persone impiegate nell’industria fossile che hanno perso la vita nell’incidente in Toscana, ma lo diciamo ogni giorno per tutte le persone, 5 milioni all’anno nel mondo, a cui inquinamento e cambiamento climatico provocano una morte precoce.

La giustizia ambientale e sociale non è  più rinviabile, e in questa direzione si muovono le proposte presentate con i numerosi emendamenti che abbiamo presentato, raccogliendo le istanze della cittadinanza, che andrò a illustrare in questo intervento, evitando di ripetere le analisi sulla legge in discussione, già approfondite dalle colleghe e colleghi e dal mio capogruppo, relatore del provvedimento. 

Partirò dall’articolo 2, dove ci siamo focalizzati sul turismo. L’Assessore Bini ha dichiarato in Commissione che “non siamo così SFORTUNATI come le città afflitte dall’overtourism”. Non è per nulla una questione di fortuna: sono le scelte che gli amministratori fanno e peggio ancora non fanno, subendo quelle di altri,  a condannare le nostre città. E per non ritrovarci in quella situazione, difficilmente risolvibile, tra pochi anni, è bene che iniziamo a prenderle ADESSO, queste scelte politiche. E allora noi proponiamo da un lato di porre dei limiti agli affitti brevi laddove il turismo sia già ampiamente sviluppato. D’altra parte andiamo a proporre delle iniziative per promuovere il turismo lento, rigenerativo, rispettoso del territorio. Quel turismo che l’Assessore Bini stesso ha appunto lodato al Convegno di Aquileia, ma le cui lodi non si sono tradotte in una seria volontà di azione nella presente legge. E infatti, cercando nel DEFR le parole “turismo lento”, quello che si trova è il finanziamento di UN PARCHEGGIO.

Passando all’articolo 3, la proposta è quella di andare a incentivare le realtà del territorio che rispettino il benessere animale, in modo da andare nella direzione di una transizione nelle modalità di allevamento. Questo è un tema su cui, lo anticipo da ora, andremo a fare una serie di proposte concrete nei primi mesi dell’anno, continuando sulla scia dell’ordine del giorno sulle politiche locali del cibo che ho presentato lo scorso assestamento, accolto dalla Giunta regionale, e per portare avanti quale auspichiamo un ampio coinvolgimento, così come l’emendamento presentato per il finanziamento dei mercati agricoli. Il tema delle filiere è fondamentale e attuale, considerando che se da un lato le e i cittadini sono afflitti da un aumento dei prezzi che riduce drasticamente il loro potere di spesa, dall’altro lato l’ultimo rapporto ISMEA ci racconta che ogni 100 euro spesi nei supermercati agli agricoltori arriva 1 euro e mezzo. Il che non fa che incentivare un’economia basata sullo sfruttamento, come purtroppo spesso la cronaca ci ricorda.  

All’articolo 4, proponiamo l’aumento del finanziamento per le Comunità Energetiche Rinnovabili, considerando l’aumento del numero delle stesse, Ma anche la possibilità di pensare all’autoconsumo a distanza e alle CER anche nei finanziamenti agli impianti di produzione delle rinnovabili per gli edifici comunali: più riusciamo a riempire i tetti, andando oltre all’autoconsumo, meno dovremo ricorrere agli impianti utility scale, sacrificando campi agricoli preziosi. Sempre sull’energia abbiamo proposto l’efficientamento energetico delle stazioni forestali, al pari di quanto fatto con quelle dei Carabinieri. E per essere pronti ad applicare entro i termini obbligatori la Nature Restoration Law, grande assente nella manovra della giunta e nei discorsi della maggioranza, proponiamo di finanziare i piani strategici di rinaturalizzazione. Ritorniamo anche a presentare l’emendamento sul depaving, promuovendo la rimozione del cemento ovunque possibile, che avevo presentato la scorsa finanziaria, senza successo, ma sul quale provvedimento vi era stata poi l’apertura della Giunta all’ordine del Giorno presentato dalla collega Pellegrino. Pertanto, felice di questo cambio di intenzioni, lo ripropongo, auspicando coerentemente in un accoglimento. Infine, sempre per quanto riguarda le aree verdi, proponiamo che la Regione individui e finanzi una compensazione per l’abbattimento della Pineta di Cattinara, compensazione di cui ha parlato l’Assessore Scoccimarro stesso in un’intervista la scorsa settimana, e che ci aspettiamo quindi che concretizzi, augurandoci che questa compensazione non sia in un altro comune, come quella proposta per l’ovovia. 

Sempre da una dichiarazione dell’Assessore Scoccimarro in risposta a un’interrogazione del collega Putto nasce l’emendamento per l’aumento dei punti di ricarica per le auto elettriche. L’Assessore ha infatti affermato che non ha senso incentivarne l’acquisto se poi mancano punti di ricarica, pertanto proponiamo di aggiungerne, in ottemperanza anche al piano regionale per la mobilità elettrica, e anche su questo siamo dunque fiduciosi. Ma siamo anche consapevoli che il vero obiettivo è avere molte meno auto, e per questo proponiamo la promozione della ciclabilità con contributi per il bike to work, sul modello di quanto sta facendo la Regione Emilia Romagna, citata come buona pratica nello stesso Premoci da un lato, e dall’altro ritorniamo a proporre l’integrazione tariffaria per tutti i mezzi TPL, a una cifra ridotta, utilizzando i soldi risparmiati sul contratto con RFI a causa dell’aumentata vendita dei biglietti. Sempre sulla ciclabilità, due emendamenti più puntuali: uno riguardante la Ciclovia della Cultura, proponendo di finanziarne in fretta, prima dell’avvio di GO!2025 le opere, in caso anche temporanee e da sostituire con definitive nel 2026. L’altro, un finanziamento per l’acquisto di un secondo carrello portabici per gli autobus di Trieste Trasporti, perché si possa finalmente partire con il servizio di trasporto biciclette sull’Altipiano. Annuncio anche un subemendamento all’emendamento di Treleani per l’acquisto delle biciclette, che mi fa piacere trovare nella manovra, considerando che avevo presentato la stessa proposta la scorsa finanziaria, solo con un budget decisamente più adeguato, di poco superiore a quanto era stato messo a disposizione (ed esaurito nel 2022) e cioè 950.000 euro. I 150.000 del collega ci paiono quindi pochini e con il subemendamento proponiamo di portarli a 1200000. 

Abbiamo poi affrontato un tema fondamentale, nonché diritto di tutte le cittadine e i cittadini: l’abitare. Proponiamo di incentivare gli affitti a prezzi calmierati per persone con basso isee attraverso il ricorso alle seconde case sfitte, ma anche di trovare delle soluzioni abitative per le cittadine e i cittadini in uscita da percorsi di esecuzione penale, dando dei contributi ad ATER per coprire affitto e utenze per un anno. Il tema del sovraffollamento carcerario, che vede la nostra regione tristemente sul podio, seconda in italia, va affrontato svuotando le carceri, non costruendo carceri più grandi. E per evitare rivolte, come i disordini verificatisi a Trieste la scorsa estate, garantendo il carattere rieducativo e non punitivo della pena, è fondamentale garantire condizioni detentive più umane: per questo proponiamo un finanziamento per spazi verdi e uno per biblioteche all’interno delle case circondariali. 

Sulla cultura, proponiamo di sostenere le numerose associazioni sul territorio partecipando al costo di bollette e oneri fissi, spesso difficili da coprire con bandi e attività, la riqualificazione del Faro della Vittoria, gioiello triestino che compare spesso nelle promozioni turistiche e nei post della regione o del presidente della regione stesso, ma che versa in uno stato a dir poco indignitoso, anche in considerazione dell’approssimarsi del suo centenario. Sul premio Grilz, evito di sbilanciarmi in giudizi di merito per non far scaldare il solitamente pacato collega Lobianco, ma chiaramente anche noi riteniamo inaccettabile un premio legato alla memoria di una persona che tutti in città ricordano di certo di più come autodichiarato fascista, più che giornalista. Proponiamo invece di dare quei soldi al premio giornalistico in memoria del fotoreporter Paolo Giovannini, morto prematuramente nel 2023 e che ha lavorato anche in quest’aula. 

Per quanto riguarda il capitolo 8, abbiamo fatto delle proposte per le persone con disforia di genere per il percorso di riattribuzione di genere: ripristinare il percorso di supporto psicologico pubblico, com’era una volta presso il centro d’eccellenza internazionale di Cattinara, e percorsi di formazione alle operatrici e agli operatori sanitari per l’approccio verso le persone T, temi sui quali le associazioni del territorio hanno recentemente lamentato gravissime carenze. E ancora supporto psicologico proponiamo anche per le studentesse e gli studenti, riproponendo l’emendamento per sostegno psicologico nelle scuole e atenei, per prevenire fenomeni di bullismo, violenza e violenza di genere, autolesionismo e suicidi.  Il benessere delle giovani e dei giovani, cittadine e cittadini del domani, deve un tema cruciale per il futuro della Regione, altrimenti ogni investimento per favorire la natalità non avrà alcun senso. 

All’articolo 9 due proposte per le persone migranti, richiedenti asilo e in transito. Rinnoviamo la proposta di un finanziamento per una o più soluzioni a bassa soglia: la vergogna del Silos, cavalcata politicamente e sbaraccata in 4 e 4otto prima dell’arrivo del Papa, non è decisamente stata risolta. Il centro di Prosecco, non è adatto a dare umano sollievo alle persone che transitano nel nostro territorio senza volervisi fermare, nonché alle persone senza fissa dimora, che con queste temperature rischiano di morire di freddo o sotto strutture pericolanti negli angoli più reconditi della nostra città. Oggi è la giornata internazionale dei diritti umani. Siamo un paese civile: dimostriamolo. Proponiamo poi un contributo ai centri di accoglienza per lavatrici a ozono per poter disinfettare indumenti e biancheria anziché doverli sostituire, andando da un lato a garantire più igiene e dignità a chi li abita e dall’altro riducendo la produzione di rifiuti. 

Chiudo con una considerazione generale sul bilancio, e la lascio per ultima non per importanza, ma perché rimanga bene nella mente di tutti noi durante i lavori di questi giorni. Il fatto che la Commissione pari opportunità, decaduta la scorsa settimana, non abbia potuto esprimere il parere obbligatorio sul bilancio ci pare una grave mancanza. Auspichiamo che la nuova commissione venga nominata al più presto e che sia messa nella condizione di lavorare al meglio, e che le questioni di parità di genere non siano relegate a fastidioso orpello, ma contribuiscano a costruire un’alleanza tra generi che possa consentirci, per davvero, di non lasciare indietro nessuna.

Giulia Massolino (Patto per l'autonomia-Civica Fvg)

Mozione per il potenziamento dei servizi sociosanitari pubblici di prossimità

Martedì 20 febbraio abbiamo discusso nell’aula del Consiglio regionale la mozione a mia prima firma sui servizi sociosanitari pubblici di prossimità. La mozione muoveva dalla chiusura di due su quattro sedi consultoriali a Trieste. Qui sotto il mio intervento in video (con replica) e la trascrizione.

Gentili colleghe, gentili colleghi, 

Tutte e tuti noi- e davvero mi riferisco a tutti in quanto amministratrici e amministratori senza distinzione di destra, sinistra, maggioranza o opposizione –  dovremmo essere consapevoli che il sistema territoriale è fondamentale per la salute pubblica. E sottolineo due parole che ho appena espresso: territoriale e pubblica, perché noi qui rappresentiamo le cittadine e i cittadini, tutte e tutti, di questo territorio, indipendentemente dalla loro capacità economica o dal loro stato di salute. Di questo sistema territoriale, l’istituzione dei consultori familiari ha rappresentato nel tempo un’eccellenza del sistema socio-sanitario triestino e non solo, garantendo servizi di prevenzione e di cura, ostetrici, ginecologici, psicologici e di sostegno familiare. La capillarità dei servizi consultoriali e distrettuali è divenuta nel tempo un elemento essenziale e caratterizzante dei servizi stessi, e questo è chiaro a tutte noi: una mamma in gravidanza, una neomamma, ma anche un’adolescente avrà sicuramente un vantaggio nel poter trovare risposte in una sede prossima alla sua abitazione. La maggior parte delle città europee sta guardando al modello città dei 15 minuti, intesa come la possibilità di avere tutti i servizi in un raggio di 15 minuti a piedi, in bici o con i mezzi pubblici da casa propria. Noi che su questo, grazie ai consultori e distretti, eravamo stati lungimiranti pionieri in un settore delicato e fondamentale come quello della salute e dei servizi legati alla sanità pubblica  ora facciamo un passo indietro, riducendo le sedi consultoriali cittadine. Questo trasferimento, così come quelli dei servizi per l’infanzia, disincentiva e rende disagevole l’accesso ai servizi, aumentando le difficoltà soprattutto per le cittadine e i cittadini maggiormente vulnerabili

La società sta cambiando a un ritmo vertiginoso, e con essa i bisogni, per rispondere ai quali i servizi devono sapersi adattare. Crediamo che per sostenere la natalità e rispondere al preoccupante trend demografico sia fondamentale offrire servizi di qualità alle famiglie, facilmente raggiungibili e accessibili, più che incentivi economici come quelli previsti dall’ultima finanziaria. Ma i consultori non si rivolgono solo alle famiglie. Sono un presidio fondamentale per la salute sessuale e la prevenzione per le e i giovani, un punto dove trovare sostegno psicologico sia per famiglie che per persone che stiano vivendo un momento di difficoltà – e sappiamo bene come i numeri relativamente ai problemi di disagio psicologico siano in drammatico aumento. Infine, possono essere valide antenne per fenomeni di violenza sulle donne, anche questo un tema purtroppo decisamente attuale. Tutte queste funzioni sono chiaramente più complicate se non si hanno sedi opportunamente vicine anche in senso fisico alle persone, luoghi fisici di presidio territoriale.

Del resto, ci sono dei validi riferimenti normativi, e cioè il Decreto Ministeriale n. 77/2022 “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale” e l’Allegato 1, in cui lo standard individuato è di un consultorio familiare ogni 20.000 abitanti e richiamata altresì la legge n. 34/1996, la quale sancisce medesimo standard. Ma non solo: la Delibera di Giunta Regionale n 2042/2022 prevede che i consultori siano 1:20.000 (pag 39 dell’allegato).

Ebbene, nonostante tutto questo, come abbiamo appreso dalla nota diramata venerdì 19 gennaio 2024 sul sito Asugi, i consultori di San Giacomo e San Giovanni a Trieste sono stati chiusi, come primo passo del riordino proposto da Asugi stessa. La modalità prima e la realizzazione poi della suddetta chiusura sono state tutt’altro che partecipative, ma, anzi, calate dall’alto, tanto che neanche l’utenza e il personale stesso dei consultori hanno avuto il preavviso della chiusura dei Centri, impedendo un’organizzazione e un accompagnamento verso la liquidazione di un servizio spesso indispensabile alla vita della cittadinanza e delle e dei pazienti. Ricordiamo che le gestanti che frequentavano i corsi preparto – non propriamente un capriccio, ecco – hanno ricevuto comunicazione dello spostamento della sede dei corsi solamente il giorno prima che tale spostamento fosse definitivamente efficace. 

Questa situazione ha portato,  il 24 gennaio 2024,  alla proclamazione dello stato di agitazione da parte dei Sindacati CGIL, CISL e FIALS. Ma anche alla protesta di numerose cittadine e cittadini che si sono trovate, da un giorno all’altro, private di quello che fino al giorno prima era un loro diritto. L’importanza della salute territoriale, dei presidi sanitari nei quartieri rappresenta –  o per meglio dire purtroppo rappresentava – una misura che rendeva Trieste una città umana, vivibile e attenta ai bisogni della cittadinanza. Oggi ahinoi ci troviamo con un atto unilaterale di Asugi che dovrebbe far preoccupare un’amministrazione regionale che non sia complice di questo disfacimento.

Purtroppo abbiamo visto come nei mesi scorsi la nostra amministrazione e l’assessore in particolare hanno considerato la partecipazione della cittadinanza al processo di riorganizzazione promosso da Asugi: chiusura e mancanza di confronto e trasparenza, come nel caso dell’audizione da noi proposta in commissione che è stata trasformata dalla maggioranza – e qua ancora aspettiamo di comprendere perché si sia deciso di andare contro allo stesso regolamento – in un monologo del tutto inutile dell’assessore e di Asugi, perché l’oggetto dell’audizione era conoscere i bisogni, le necessità e le preoccupazioni di cittadine e cittadini, associazioni e operatrici e operatori, che sarebbero state da tenere in debita considerazione in un processo di riorganizzazione.

Per tutti questi motivi, noi come opposizione riteniamo indispensabile proporre una via d’uscita che tenga conto non solo del volere di Asugi ma anche e soprattutto della realtà cittadina e dei numeri previsti dalla legge. Tutti noi, ricordiamocelo, siamo qui in rappresentanza anche di quelle cittadine e cittadini che stanno perdendo servizi essenziali su un tema così cruciale come la salute pubblica. 

Chiediamo quindi alla Giunta di individuare  con Arcs e le aziende sanitarie territoriali le soluzioni possibili per garantire i servizi pubblici attualmente soppressi o ridimensionati nei consultori e nei distretti di tutto il territorio regionale. Ma anche di redigere un piano per il potenziamento dei servizi sociosanitari pubblici di prossimità, nella prospettiva del modello della città dei 15 minuti, al fine di garantire prevenzione e cura a tutta la cittadinanza e di istituire un tavolo di confronto dove finalmente si concertino le necessità del personale, dei sindacati, dei rappresentanti delle organizzazioni della società civile con quelli dei vertici di Asugi.

Auspico dunque un appoggio trasversale da parte dell’aula.

una mia immagine durante la discussione in consiglio

Un ricco ma calmo bilancio per il 2024 del FVG

Ecco il mio intervento in aula per la discussione generale del bilancio della Regione Friuli – Venezia Giulia per il 2024

Grazie Presidente, Gentili colleghe e colleghi, 

Ciò che più sta caratterizzando il nostro tempo non sono i cambiamenti, quanto l’accelerazione dei cambiamenti. Viviamo in un mondo in cui i cosiddetti cigni neri non sono più così rari e improbabili, e al contempo hanno impatti sempre maggiori e concatenati. In questa situazione sopravvive non chi sa solamente adattarsi, ma chi sa anche immaginare scenari di futuro e sviluppare strategie robuste rispetto a tutti gli scenari ipotizzati. E chi riesce a fare tutto ciò in fretta. Noi tutte – quindi – dovremmo percepire l’urgenza di agire, in quanto rappresentanti con la responsabilità di una Regione oltre che come cittadine e cittadini.  

Quello che traspare nel cospicuo (magari l’Assessore Scoccimarro ci farà sapere se con Q o con la C) bilancio che ci apprestiamo a discutere è invece una ricca calma, perfetta per l’ecologismo conservatore tanto caro all’Assessore all’Ambiente per lasciare tutto esattamente come sta, senza porre in discussione il nostro modello di produzione e consumo. Perché è chiaro che lo sviluppo e la crescita citati in aula così come sono stati intesi nell’ultimo secolo semplicemente non ci potranno essere, ed è falso continuare ad affermare il contrario, ed è strumentale denigrare chi lo evidenzia con ragionevolezza. 

D’altra parte questa è la motivazione per cui all’amministrazione regionale piace tanto il progetto dell’idrogeno: perché è un modo per temporeggiare, procrastinare la conversione ecologica, mantenendo lo status quo che basa l’intera economia sul consumo di fonti fossili, promettendo alla cittadinanza una bacchetta magica per non dover cambiare di una virgola il loro stile di vita e anzi, invitare le persone a consumare di più e peggio

Perchè non sempre spendere di più vuol dire spendere meglio. Un caso eclatante, è quello della presentazione del Parco del Mare, as known as Nautaverso, finanziato con 8 milioni anche dalla regione, cosatata ben 300.000 euro. 308.000 euro per un evento di due ore significa 2567 euro al minuto, 43 euro al secondo. Un solo minuto di quella presentazione è costato più dello stipendio mensile di un’operatrice o un operatore sociosanitario: allora potevamo permetterci di tenere aperti i due Distretti che verranno sacrificati a Trieste?

Dovremmo invece tutte e tutti consumare meno e consumare meglio, in ogni ambito: energia, trasporti, cibo. Si badi bene: non fare sacrifici, ma migliorare il nostro tenore di vita attraverso scelte etiche. Il compito della politica dovrebbe essere quello di riuscire ad accelerare i cambiamenti necessari alla nostra sopravvivenza, mettendo al centro il benessere delle persone – anziché l’arricchimento di pochi – e una convivenza gentile con l’ambiente dal quale dipendiamo. 

Anche per quanto riguarda la mobilità serve un netto cambio di paradigma. Si continua a incentivare soluzioni impattanti, automobile privata e voli aerei (ad esempio l’assurda tratta Trieste-Milano), mentre i trasporti pubblici continuano a essere cari, scomodi, non capillari. E la soluzione non sta certo nell’osteggiata ovovia di Trieste, che ci auguriamo resti un brutto sogno che ha immobilizzato lo sviluppo di una reale moblità sostenibile per il territorio triestino da ormai tre anni. Noi invece propoponiamo di investire in un biglietto climatico, insieme a delle misure di incentivazione alla ciclabilità e pedonalità. Ma soprattutto abbiamo bisogno di ambienti stradali più vivibili e più sicuri, che mettano veramente al centro le persone e non le macchine. Per questo proponiamo una campagna contro l’aggressività stradale, ma anche l’aumento dei finanziamenti per sistemi strutturali di moderazione della velocità – per avviare la costruzione del “modello città 30” che è sicuramente l’orizzonte futuro al quale dobbiamo tendere
È inutile continuare a dare rimborsi a pioggia per i danni da eventi climatici estremi – e qui ricordo l’accorato appello della comunità scientifica a non chiamarlo MALTEMPO, appello ampiamente ignorato dalla destra – se non si lavora con urgenza ai piani di adattamento e mitigazione (pure previsti dalla legge FVGreen). Adattamento e mitigazione dovrebbero essere un mantra per quanto riguarda tutta la nostra attività politica. Siccità, allagamenti, mancanza di neve, gelate fuori stagione, mareggiate e temporali: questi eventi legati al cambiamento climatico di origine antropica, la cui frequenza e gravità è destinata ad aumentare, renderanno la nostra vita peggiore. Investire nella conversione ecologica vuol dunque dire investire per evitare costi futuri e soprattutto per rendere la vita di tutti noi migliore

Ma per farlo bisogna costruire un percorso insieme a chi i territori li vive, non con fasulle pratiche di partecipazione come un sondaggio dalle domande ampiamente pilotate – per altro in contraddizione con quanto fatto dall’amministrazione comunale e compilabile più e più volte – come fatto per Barcola. Le reazioni allarmate di cittadine e cittadini riguardo a quel sondaggio è emblematica del deterioramento del rapporto di fiducia tra la cittadinanza e la rappresentanza politica (che si specchia anche poi nell’affluenza al voto), rapporto di fiducia che operazioni come questa vanno a peggiorare. Come lo peggiora la mancanza di dialogo della destra con l’opposizione, perché sia stato affermato che vi sia una “vita dialettica tra minoranza e opposizione”, le evidenze ci parlano invece di interrogazioni non risposte e audizioni non convocate. Quanto avvenuto con l’audizione sui consultori ha rappresentato una pagina triste, di evidente mancanza di rispetto nei confronti non solamente dei consiglieri e del loro ruolo di opposizione, ma anche della società civile nelle sue forme organizzate. Per restituire alla cittadinanza un protagonismo nelle scelte politiche, tra le nostre proposte per questo bilancio vi è il finanziamento di un percorso partecipativo che coinvolga la società civile in un potenziamento dei consultori, adattando le loro funzioni alle nuove esigenze della società, oltre che delle assemblee della cittadinanza per la giustizia ecologica e ambientale.

La giustizia ambientale non può che andare di pari passo con quella sociale. In questi tempi casi eclatanti hanno attirato l’attenzione sulla questione dei femminicidi, ma ricordiamoci che il caso di Giulia non è stato – purtroppo – un caso eccezionale. La violenza di genere permea inaccettabilmente la nostra società e per contrastarla, promuovendo al contempo una reale parità di genere, è necessario investire fortemente. In tal senso, come incoraggiato anche dalla Commissione Regionale per le Pari Opportunità – che attende ancora di essere rinnovata – nel suo parere sulla manovra, abbiamo proposto di aumentare i finanziamenti sia per le donne che vogliano liberarsi da percorsi di violenza, che per campagne di sensibilizzazione e per la tutela delle e dei minori vittime di violenza assistita. Anche in questo caso la soluzione deve essere più strutturale e più radicale: dobbiamo chiederci come fare a rendere il nostro territorio veramente paritario dal punto di vista del genere. Un piccolo contributo in tal senso abbiamo voluto darlo con la proposta di un emendamento per rivedere gli spazi aperti delle nostre scuole non solo in ottica di depavimentarli ma anche in ottica di genere. Perché è sicuramente nelle scuole che bisogna costruire benessere psicologico e relazionale. E infatti anche su questo abbiamo voluto avanzare una proposta per rendere disponibili psicoterapeute o psicoterapeuti nelle scuole regionali e nelle università, servizio che secondo noi dovrebbe essere disponibile anche nei presidi sociosanitari territoriali quali i consultori – che andrebbero potenziati in tal senso e non indeboliti come intende invece fare questa amministrazione. 

In chiusura, c’è un enorme elefante in quest’aula:  non possiamo ignorare la tragedia umanitaria che si sta consumando a pochi passi da questo edificio, nel Silos di Trieste. Le migrazioni sono sempre esistite e sempre esisteranno – e sappiamo che le proiezioni dicono che aumenteranno, anche a causa dei cambiamenti climatici. Non si può trattare un fenomeno strutturale come emergenziale, e per questo proponiamo che si smetta di giocare a questa “palla avvelenata”. Le persone che attualmente stazionano – solitamente per breve tempo – nel Silos, in condizioni disumane non sono pacchi da abbandonare al loro destino mentre si cerca di “sbolognarle” a qualcun altro. Abbiamo proposto un finanziamento straordinario per una struttura di bassa soglia che possa dare una risposta immediata a questa situazione che non possiamo tollerare. Ci stiamo avvicinando al Natale cristiano, ricorrenza che anziché stimolare un consumismo fuori controllo dovrebbe essere un’occasione per riflettere sul concetto di pietas – soprattutto per chi si professa cattolico solamente quando questo serve a negare diritti civili sbandierando fantomatici attacchi alla famiglia tradizionale. La vicenda del Silos di Trieste e dei tanti luoghi ad esso simili ma non ancora sotto i riflettori è la vergogna della città di Trieste e di questa Regione, le parole grossolane ed inumane del Primo cittadino sono per noi un marchio indelebile che ci resterà addosso. E lo dico in questa aula dove si parla di confini solo per storicizzarli se non per farne propaganda: gli esseri umani, lo sappiamo, hanno sempre attraversato i confini, noi dobbiamo stare dalla parte delle persone fragili, di coloro che lo stanno facendo nel momento più sbagliato, in un inverno non è solo stagionale è un inverno dell’umanità. 

Giulia in aula

Primo assestamento in piena crisi climatica

Oggi si discute un assestamento ricchissimo. Una discussione che inizia in una giornata buia per la nostra Regione, colpita da un evento climatico estremo, di cui tocca contare gli ingenti danni. Danni che hanno colpito persone, famiglie, imprenditrici e imprenditori, lavoratori e lavoratrici, a cui va espressa tutta la nostra solidarietà. Eventi climatici sempre più frequenti, imprevedibili, diffusi, che manifestano tutti gli effetti di un’emergenza climatica annunciata ma tristemente ignorata, dalla politica in primis. L’emergenza climatica è qui, ora, ed è di inequivocabile origine antropica. Dilagano invece inaccettabili affermazioni di scetticismo e minimizzazione che talvolta sfociano in vero e proprio negazionismo climatico, anche in sedi istituzionali, anche nell’aula del Consiglio regionale. Politiche di prevenzione, mitigazione, adattamento e resilienza territoriale non sono state e tuttora non sono prioritarie nell’agenda dell’amministrazione regionale. 

Ed è così che ci siamo trovati nelle commissioni a discutere di cinque milioni messi a bilancio sul bonus carburante, propagandandolo come una misura ambientalista, quando ha una logica puramente economica, e senza voler guardare oltre, a una strategia di uscita dal “pendolarismo del pieno” che guardi davvero a un nuovo e migliore modo di spostarsi. 

È così che vediamo mettere 145 milioni per lo spostamento degli Uffici Regionali in Porto Vecchio, senza alcuna strategia per lo sviluppo produttivo di quell’area, che sarebbe snaturata da un diverso utilizzo, perdendo buona parte delle sue enormi potenzialità e condannando per sempre il futuro di Trieste a uno sviluppo miope che non tiene conto degli scenari futuri sempre più mutevoli e incerti, mentre si creano enormi buchi neri nel centro città, svuotando i palazzi regionali attualmente presenti e diffusi. Lo stesso importo sarebbe meglio spenderlo per infrastrutturare il Porto Vecchio e per la città con un mezzo all’avanguardia, ma coerente con la sua storia, quale il primo tram moderno di Trieste. 

è così che ci troviamo a veder mettere decine di milioni di euro nella fantomatica Hydrogen valley, propagandata come una panacea di tutti i mali, una miracolosa soluzione tecnologica che consenta di continuare a produrre e a “crescere”, quando invece è evidente che il problema è il non voler mettere in discussione il nostro modello di produzione e consumo. Un progetto di cui, oltre al nome, non si sa praticamente nulla, e appunto per far luce sul quale come opposizione abbiamo richiesto di convocare una commissione congiunta II – IV, anche considerando le preoccupanti dichiarazioni del presidente di confindustria altoadriatico sulla produzione di idrogeno con il nucleare di Krsko

Ed è così che nella relazione all’assestamento sentiamo denigrare chi si batte per dare un futuro alla specie umana riferendosi a un fantomatico “ambientalismo oltranzista che è ormai una moda”. La più triste risposta è stata data dalle precipitazioni delle ultime ore, dopo settimane di caldo torrido.

100 milioni di euro per azioni ambientali (alcune che possono essere chiamate così, alcune decisamente meno…), su un assestamento da un miliardo, sono davvero troppo pochi, quando quella che stiamo affrontando è una crisi epocale, una sfida senza precedenti.  

In via collaborativa, abbiamo voluto provare a intervenire su alcuni settori chiave per agire con vera consapevolezza del problema. Proposte che non dovrebbero essere oggetto di tifoseria, ma derivanti da un principio di realtà che – oggi più che mai – gli eventi stanno sottolineando. 

Questo è il primo assestamento di questa nuova Amministrazione regionale, dovrebbe essere una sorta di linea programmatica per i prossimi cinque anni. Se così fosse vediamo solo una quantità di risorse versate in maniera parcellizzata, senza il coraggio di cambiare davvero la nostra Regione, senza il coraggio di disegnare – anche in maniera visionaria – il futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. Azioni di piccolo cabotaggio che si affiancano a investimenti faraonici su settori del tutto sbagliati (il citato Porto Vecchio, la hydrogen valley, infrastrutture fuori tempo e fuori posto, acciaierie in riva al mare), senza neppure tenere conto della natura fragile dei nostri ecosistemi montani e marini e dei bisogni delle persone che abitano la nostra regione.

Ambasciatrice europea per il clima

Sono diventata ambasciatrice del patto europeo per il clima!

Un riconoscimento importante per il mio lavoro nel campo del contrasto al cambiamento climatico e uno sprone per fare ancora di più e meglio, grazie al confronto con altre attiviste a livello europeo.

Il Patto europeo per il clima è un movimento che unisce persone provenienti da tutta Europa, impegnate nel costruire un futuro sostenibile. L’iniziativa fa parte del Green Deal europeo, con l’obiettivo di rendere l’Unione Europea climaticamente neutrale entro il 2050. In questo contesto, gli ambasciatori del patto europeo per il clima sono persone di diverse provenienze ed estrazione sociale impegnate nell’azione per il clima. Gli ambasciatori del patto europeo per il clima informano, ispirano e sostengono l’azione per il clima nelle loro comunità e reti. Attualmente ci sono 628 ambasciatrici e ambasciatori, di cui cento in Italia, solamente tre in FVG oltre a me.

Ho presentato domanda per diventare ambasciatrice per il clima nell’autunno del 2022, supportata da Adesso Trieste. Nel farlo, mi sono presa l’impegno di continuare a organizzare incontri, eventi e campagne sui temi del cambiamento climatico, e a portare avanti azioni concrete all’interno delle istituzioni. Molti i temi ambientali che ho affrontato precedentemente in Comune e che ora porterò avanti a livello regionale in Consiglio con il Patto per l’Autonomia: mobilità sostenibile, trasporto pubblico, energia, rifiuti, consumo di suolo, acqua e produzione agroalimentare.

La politica deve far sì che le scelte sostenibili siano non solo più giuste, ma anche quelle più comode, economiche, belle. Il cambiamento deve avvenire dal basso, dai territori, e non lasciare indietro nessuno. Mi assumo l’impegno di agire per la giustizia ambientale e sociale con grande senso di responsabilità e fiducia in un futuro migliore, da costruire insieme, con il passo giusto.

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IN FVG, LIFE IN PLASTIC IS FANTASTIC!

Anno 2023, conclamata crisi climatica ed ecologica. Il Consiglio regionale vota una mozione pro plastica.

Già: Forza Italia ha presentato una mozione che impegna a dichiarare il consiglio regionale del FVG contrario al provvedimento europeo volto a ridurre gli imballaggi di plastica usa e getta. La mozione è stata approvata a maggioranza, con tanto di sacchetto di lattuga esposto all’aula con toni drammatici, sostenendo che la norma sarebbe devastante per i produttori agricoli.

Ecco: esiste la realtà, ed esistono invece le strumentalizzazioni politiche. La mozione presentata fa parte della seconda categoria.

È strumentale e falso affermare che “la nostra regione risulterebbe addirittura demolita” dal provvedimento. Al contrario investire sulla riduzione dei rifiuti è non solo necessario dal punto di vista ambientale, ma anche opportuno per rendere più competitive le eccellenze locali promuovendo filiere agroalimentari corte, con un rapporto diretto tra produttore e consumatore. Così come è strumentale e falso farne una questione di costi che ricadrebbero sul consumatore, visto che l’insalata nelle buste di plastica come quella sventolata in aula può arrivare a costare l’800% in più di quella sfusa.

La nostra visione per il futuro agroalimentare è quella di microproduttori che si allontanino progressivamente da meccanismi di sfruttamento indiscriminato di risorse umane e ambientali, diventando presidi di tutela del territorio e protagonisti nella costruzione di comunità. Una visione positiva e che facilmente potrebbe diventare realtà proprio grazie alle caratteristiche peculiari della nostra Regione, che infatti vanta già 20 presidi Slow Food, facendo da apripista a una rivoluzione del modello di produzione e consumo che riesca a coniugare giustizia sociale e ambientale. Allo stesso tempo, questo approccio è necessario per salvaguardare i nostri territori più fragili, come il carso e la montagna, aiutando anche a contrastare lo spopolamento delle aree interne, zone deboli dal punto di vista produttivo, ma forti per tradizione e specificità agricole.

Tutto questo evidentemente non corrisponde alle idee del Governo regionale, che si riempie la bocca di tradizione e cultura locale solo quando questo significa una visione superficiale della realtà, propagandando invece una realtà – è il caso di dirlo – di plastica.

L’ennesimo caso in cui la destra si oppone a un provvedimento per la tutela dell’ambiente. E d’altra parte, quando lo stesso Assessore all’ambiente si esprime sui media con concetti negazionisti della realtà del cambiamento climatico, è poi tristemente naturale che ne consegua un atteggiamento irrealistico e ideologico su temi come questo.

La riduzione nella produzione dei rifiuti è invece una forma di prevenzione in cima alla gerarchia dei rifiuti di cui alle direttive europee: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, altro recupero e solo in ultimo smaltimento. Oltre che da un punto di vista ambientale, ridurre la quantità di rifiuti rappresenta anche un vantaggio per la cittadinanza, che vedrebbe abbassarsi l’imposta sui rifiuti legata ai costi di recupero, stoccaggio, riciclo o incenerimento. Una delle strade per farlo è impedire progressivamente la diffusione della plastica, accompagnando il sistema economico verso forme di sfuso, riuso e vuoto a rendere, che abbatteranno i costi sia per i consumatori che per i distributori.

Ci auguriamo che l’UE tiri dritto con il provvedimento, che andrebbe a risolvere alcune storture che gridano vendetta al cielo, come le mele o le clementine già sbucciate e affettate, impacchettate singolarmente nel polistirolo, magari completamente fuori stagione. Dobbiamo invertire la rotta, prima che sia troppo tardi, dobbiamo farlo a partire dal nostro atto più quotidiano: mangiare.

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Madri Fuori – auguri alle mamme contro ogni retorica

La mamma è sempre la mamma. Ma è, prima che una mamma, una donna. E, prima che una donna, una persona.

Per questo, in occasione della festa della mamma ho e abbiamo come Adesso Trieste aderito alla campagna nazionale Madri Fuori, per la dignità e i diritti delle donne condannate, dei loro figli e delle loro figlie.

Contro ogni retorica, la mobilitazione di oggi è dedicata alle madri fuori dallo stigma e dal carcere. Madri che subiscono anche la cattiveria di personaggi come il senatore di Fratelli d’Italia Cirielli, che ha avanzato l’idea che a tutte le donne condannate con sentenza definitiva sia tolta la patria potestà. Una propaganda contro le donne, i cui diritti tornano al centro di una politica aggressiva, violenta e lesiva. Perché nel mito italiano la mamma deve essere perfetta: cattolica, dedita alla famiglia, casta (basti pensare alla censura della pubblicità di Control).

Negli ultimi anni, grazie all’impegno di associazioni e di molte donne impegnate sulla giustizia e il carcere, è cresciuta l’attenzione intorno alla detenzione femminile: dagli Stati Generali della Giustizia a progetti innovativi rivolti alle donne fino al recente Rapporto sulla detenzione femminile di Antigone.

Nell’ambito di questa iniziativa, il prossimo 24 maggio entrerò in carcere per incontrare le detenute e partecipare presso la sezione femminile alla presentazione del libro di Fabiana Martini “Il Governo delle donne. Viaggio tra le amministratrici locali italiane”, organizzata in collaborazione tra la Garante comunale dei diritti dei detenuti Elisabetta Burla e l’Associazione Conferenza Permanente per la salute mentale nel mondo Basaglia.

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Libertà di movimento

Socerb/San Servolo è uno dei miei luoghi del cuore. Spesso mi sono inerpicata lassù per guardare il golfo dall’alto, per pensare, parlare con un’amica, guardare un tramonto. Oggi la strada che scende dal castello l’ho percorsa insieme a centinaia di persone che da tutta Italia hanno partecipato alla marcia del Festival Sabir. Per dire no ai muri, no ai confini, sì all’accoglienza e sì alla libertà di movimento. Perché, come ha ben sottolineato il Sindaco di Koper all’arrivo del corteo, dove c’è un confine c’è un conflitto, e la storia delle nostre terre dovrebbe avercelo insegnato fin troppo bene. Uno di quegli amministratori, lo ha ricordato anche l’Assessora di Dolina, abbandonati a gestire il flusso della rotta balcanica, che vedono disperazione, fatica, dolore, al di là degli slogan che parlano agli istinti meno nobili della popolazione, e alle misure crudeli, vigliacche e miopi come quelle inserite nel decreto Cutro. Un fenomeno strutturale e sedimentato, inarrestabile, a differenza di quanto vogliono farci credere. Al termine del corteo, un teatro itinerante, spostato con delle vecchie biciclette, diventava una geniale scenografia per frammenti di storie e poesie, dando voce alle persone che il “game” sono costrette a farlo.

Il teatro è stato il centro anche del dolcissimo “The Jungle” il film di Cristian Natoli visto ieri nell’ambito del medesimo festival, che ha raccontato con delicatezza e profondità una storia di arrivi e di voglia di vivere, lavorare e costruire un futuro in quella bella terra che si affaccia sull’Isonzo. E ieri mattina ho partecipato invece al dibattito sullo sfruttamento degli stranieri in agricoltura: una realtà davanti alla quale i più chiudono gli occhi, mentre comprano passata di pomodoro a 50 centesimi al discount. Una realtà sulla quale la politica dovrebbe intervenire seriamente.

Stamattina, invece, con Adesso Trieste abbiamo fatto un piccolo cammino in un altro dei miei luoghi del cuore, San Giacomo, per salvare l’ex Pavan. Un luogo prezioso, nel centro del rione più denso della città, che potrebbe diventare uno straordinario spazio di aggregazione per tutte le età, contribuendo a creare comunità come vero strumento per ridurre i conflitti. Invece, l’amministrazione ha deciso, con il suo modus operandi ormai consueto, di calare sulla testa della cittadinanza un progetto da 2,5 milioni di euro per farne una palestra per lo sport agonistico, in gestione a un’associazione. Non siamo contrari alle palestre, né allo sport, ma siamo contrari al fatto che certe decisioni vengano prese senza consultare chi in un territorio vive e lavora. Nessun ascolto delle associazioni, della cittadinanza, e neppure della V Circoscrizione, per capire quali siano davvero i bisogni del rione e come rispondere a quei bisogni con un progetto. Perché è questo che un progetto dovrebbe fare: rispondere a un’esigenza. Come dice il Patto per l’Autonomia: che non si decida di noi senza di noi.

Ci sarà molta strada da percorrere. Lo faremo con il passo giusto.